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Varzi, street art a cielo aperto le saracinesche diventano murales

Street Art nel borgo di Varzi. Un’idea che potrebbe far diventare virali foto e video del centro storico della perla della Valle Staffora.

L’idea di una galleria di arte contemporanea è venuta al primo cittadino varzese Giovanni Palli che ha pensato di recuperare una quindicina di saracinesche di vecchie botteghe e negozi ormai chiusi, ed assegnarle come fossero tele bianche sulle quali riprodurre foto del passato, in chiave moderna ed originale. 

Le serrande abbassate avranno nuova vita, e regaleranno un aspetto del tutto nuovo al Borgo. Il Comune di Varzi ha affidato il compito creativo agli studenti dell’indirizzo artistico dell’Istituto di istruzione Superiore “A. Volta” di Pavia, siglando un accordo finalizzato a dare l’opportunità ad un gruppo di writer ed aspiranti pittori del triennio di esprimere tutto il loro talento.

Un progetto di riqualificazione artistica che sta piacendo, già sulla carta, ai cittadini e agli stessi studenti, che, nell’ambito dei Percorsi per lo sviluppo delle competenze trasversali e per l’orientamento (ex alternanza scuola – lavoro) seguiranno il progetto sia sui banchi di scuola, sia tra le viuzze in pietra di Varzi: la progettazione e la realizzazione di bozzetti avverrà a scuola, mentre la decorazione artistica delle saracinesche, direttamente nel centro storico. Il borgo medievale di Varzi si prepara a diventare una pinacoteca a cielo aperto. Le foto del passato usciranno dai cassetti e racconteranno, pennellata dopo pennellata, la vita di un tempo. I ragazzi sono già all’opera per scegliere e studiare le immagini da riprodurre in primavera.

«E’ un’iniziativa nata in collaborazione con la consulta turismo e ha trovato l’adesione entusiasta del Liceo Volta – ha commentato il sindaco di Varzi, Giovanni Palli – E’ un progetto ambizioso che trasformerà  il nostro meraviglioso borgo in una pinacoteca-museo. Un lavoro impegnativo visto il numero delle saracinesche su cui i ragazzi eseguiranno le loro opere d’arte.”

Eleonora Lanzetti